Il tutto come sistema
§21 La mappa dei flussi di valore (VSS)
L’intero Stato può essere disegnato come un unico sistema di flussi di valore: un solo grafo in cui le rendite non guadagnate affluiscono al bene comune, il bene comune finanzia la soglia minima e il dividendo, e il mercato corretto liquida il resto. La mappa non è un ornamento. Rende visibili gli anelli di retroazione, sicché uno stabilizzatore concepito per aiutare può essere verificato per capire se protegga di soppiatto gli attori insediati, e una sproporzione può essere letta a livello del tutto anziché rattoppata sintomo per sintomo. Il guasto profondo di un sistema è la sproporzione, non la scarsità, e solo una visione dell’intero sistema può vederla.
§22 I modi di guasto contro cui il sistema si progetta
L’Assiocrazia è progettata a ritroso da come potrebbe morire, e il catalogo è lungo, ogni voce accoppiata a un antidoto. La cattura dei pesi da parte di una classe dominante; la monocoltura del valore che annulla la costituzione sovra-ottimizzando un solo asse; la legittimità di facciata che esegue ogni segnale corretto pur restando cattura; la concentrazione del mandato non meno che della ricchezza; il crollo della fiducia, l’asse portante abbandonato per ultimo di tutti; la deriva sotto soglia, al di sotto della linea d’allarme; la sovra-correzione, che è una colpa tanto quanto il difetto; e la sovversione esogena da parte di un ordine ostile.
La simulazione esiste proprio per trovare le voci che l’elenco ancora manca. La sopravvivenza qui non è una virtù tra le altre, è il criterio: un meccanismo che non può sopravvivere al contatto con attori avversari e interessati non è un meccanismo migliore, per quanto equo sulla carta.
§23 Dove si colloca tra gli ordini rivali
L’Assiocrazia prende una posizione netta. Contro il capitalismo essa tariffa le esternalità e cattura la concentrazione che il mercato lascia senza prezzo, pur conservando il mercato per ciò che sa fare bene. Contro il socialismo essa collettivizza soltanto il non guadagnato e rifiuta la direzione centrale dell’economia. Contro la tecnocrazia essa nega che chiunque possa calcolare il Bene, e restituisce i pesi al voto.
Contro il realismo politico essa adotta il metodo della verità effettuale, progettare in funzione di come le persone realmente si comportano, ma fissa il dover-essere come una Carta inviolabile: verità effettuale nel meccanismo, deontologia al confine. E dalla tradizione della virtù essa prende il substrato di fiducia e di senso, pur declinando il saggio e la metafisica. È una terza posizione che un capitalista non potrebbe dire socialista, un socialista non potrebbe dire capitalista, e un costituzionalista non potrebbe dire senza legge. Il registro completo, pensatore per pensatore, è su Lineage & Critique.
§24 Attuazione e banco di prova
La dottrina è indipendente dal dispiegamento, fissa soltanto gli invarianti esposti sopra, e lascia libera la realizzazione. Il suo banco di prova è una simulazione il cui scopo è l’opposto di una dimostrazione di utopia: mappa dove il progetto resta stabile e dove viene aggirato sotto una misurazione rumorosa, avversaria e contesa, ed enumera i peggiori errori che il corpo di regole deve evitare.
La sua carta onesta è "evitare i peggiori errori, non ingegnerizzare il miglior esito", una mappa di sabotaggio, non una macchina di prosperità, e l’unica affermazione che i più aspri critici dell’ordine costruito non possono intaccare. Una comunità politica reale conserverebbe la dottrina e sostituirebbe tutto nella realizzazione. Vedi la Simulazione.