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Parte VI · la mappa, i modi di guasto, gli ordini rivali

Il tutto come sistema

§21 La mappa dei flussi di valore (VSS)

L’intero Stato può essere disegnato come un unico sistema di flussi di valore: un solo grafo in cui le rendite non guadagnate affluiscono al bene comune, il bene comune finanzia la soglia minima e il dividendo, e il mercato corretto liquida il resto. La mappa non è un ornamento. Rende visibili gli anelli di retroazione, sicché uno stabilizzatore concepito per aiutare può essere verificato per capire se protegga di soppiatto gli attori insediati, e una sproporzione può essere letta a livello del tutto anziché rattoppata sintomo per sintomo. Il guasto profondo di un sistema è la sproporzione, non la scarsità, e solo una visione dell’intero sistema può vederla.

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§22 I modi di guasto contro cui il sistema si progetta

L’Assiocrazia è progettata a ritroso da come potrebbe morire, e il catalogo è lungo, ogni voce accoppiata a un antidoto. La cattura dei pesi da parte di una classe dominante; la monocoltura del valore che annulla la costituzione sovra-ottimizzando un solo asse; la legittimità di facciata che esegue ogni segnale corretto pur restando cattura; la concentrazione del mandato non meno che della ricchezza; il crollo della fiducia, l’asse portante abbandonato per ultimo di tutti; la deriva sotto soglia, al di sotto della linea d’allarme; la sovra-correzione, che è una colpa tanto quanto il difetto; e la sovversione esogena da parte di un ordine ostile.

La simulazione esiste proprio per trovare le voci che l’elenco ancora manca. La sopravvivenza qui non è una virtù tra le altre, è il criterio: un meccanismo che non può sopravvivere al contatto con attori avversari e interessati non è un meccanismo migliore, per quanto equo sulla carta.

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§23 Dove si colloca tra gli ordini rivali

L’Assiocrazia prende una posizione netta. Contro il capitalismo essa tariffa le esternalità e cattura la concentrazione che il mercato lascia senza prezzo, pur conservando il mercato per ciò che sa fare bene. Contro il socialismo essa collettivizza soltanto il non guadagnato e rifiuta la direzione centrale dell’economia. Contro la tecnocrazia essa nega che chiunque possa calcolare il Bene, e restituisce i pesi al voto.

Contro il realismo politico essa adotta il metodo della verità effettuale, progettare in funzione di come le persone realmente si comportano, ma fissa il dover-essere come una Carta inviolabile: verità effettuale nel meccanismo, deontologia al confine. E dalla tradizione della virtù essa prende il substrato di fiducia e di senso, pur declinando il saggio e la metafisica. È una terza posizione che un capitalista non potrebbe dire socialista, un socialista non potrebbe dire capitalista, e un costituzionalista non potrebbe dire senza legge. Il registro completo, pensatore per pensatore, è su Lineage & Critique.

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§24 Attuazione e banco di prova

La dottrina è indipendente dal dispiegamento, fissa soltanto gli invarianti esposti sopra, e lascia libera la realizzazione. Il suo banco di prova è una simulazione il cui scopo è l’opposto di una dimostrazione di utopia: mappa dove il progetto resta stabile e dove viene aggirato sotto una misurazione rumorosa, avversaria e contesa, ed enumera i peggiori errori che il corpo di regole deve evitare.

La sua carta onesta è "evitare i peggiori errori, non ingegnerizzare il miglior esito", una mappa di sabotaggio, non una macchina di prosperità, e l’unica affermazione che i più aspri critici dell’ordine costruito non possono intaccare. Una comunità politica reale conserverebbe la dottrina e sostituirebbe tutto nella realizzazione. Vedi la Simulazione.

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