Fondamenti
§1 La rottura
Per tutta la storia documentata un solo meccanismo ha distribuito i mezzi di sussistenza: le persone guadagnavano lavorando, e lo Stato si finanziava tassando quel lavoro. La rivoluzione industriale dell’IA lo recide. Man mano che macchine e modelli assumono una quota crescente della produzione, il valore creato smette di rifluire attraverso i salari, la produzione cresce mentre la quota salariale cala, e uno Stato che vive di imposte sui salari e sui redditi vede la propria base erodersi proprio quando il suo popolo ha più bisogno di sostegno.
Le risposte consuete curano il sintomo. Trasferimenti più ampi, finanziati tassando una base salariale che si restringe, sono un ponte verso il nulla; e uno Stato che tenta di dirigere la nuova economia si scontra frontalmente con il problema della conoscenza. L’Assiocrazia cambia invece le due variabili più profonde: ciò che lo Stato misura, il valore nella sua interezza, non il denaro soltanto, e come si finanzia, catturando la rendita non guadagnata anziché tassare il lavoro guadagnato.
§2 La riformulazione: la società come grafo di trasformatori di valore
L’Assiocrazia ridescrive una società non come un flusso di denaro ma come un grafo di trasformatori di valore: persone, imprese, istituzioni e sistemi che consumano, trasformano e creano valore lungo molte dimensioni simultaneamente. Il valore che essi muovono è colto dal vettore-Æ: dieci assi di valore (economico, educativo, scientifico, demografico, cognitivo, infrastrutturale, stabilità sociale, ecologico, senso, epistemico), più un vettore indipendente di anti-valore, i danni che una società produce, contati per proprio conto.
Questa è la riformulazione che Polanyi chiamava re-incorporazione: l’economia è una sfera all’interno di una società, non l’intera società, e uno Stato cieco a tutto tranne che al valore di scambio governa male il resto. Il vettore-Æ è il modo in cui l’intero quadro viene reso visibile, e, cosa cruciale, governabile, senza ridurre ogni tipo di valore a un singolo numero.
§3 Che cosa è l’Assiocrazia, e che cosa non è
L’Assiocrazia non è né il capitalismo consueto né la pianificazione centrale. Conserva il mercato per ciò che esso fa bene, sgombrare l’allocazione, portare il segnale del profitto, e mantiene la proprietà privata sul guadagnato. Collettivizza soltanto la rendita non guadagnata, e rifiuta di dirigere il capitale o il lavoro, sui fondamenti del problema della conoscenza su cui insistono sia Smith sia Hayek. È una terza posizione: possedere il guadagnato, condividere il non guadagnato, orientare il quadro, liberare l’interno.
Che cosa non è: non un pianificatore che detta gli esiti; non una balia che prescrive un modo di vivere; non una tecnocrazia che pretende di calcolare il Bene; non uno Stato di sorveglianza (il suo sensore è aggregato e statistico, mai un registro delle vite private). Corregge le condizioni, le soglie minime, i tetti, il prezzo del danno, e lascia aperto lo spazio delle soluzioni, con una zona non orientata deliberatamente preservata per la scoperta e il dissenso.