Il Sistema  ›  Parte I · Fondamenti

§1 · Parte I

La rottura

Per tutta la storia documentata un solo meccanismo ha distribuito i mezzi di sussistenza: le persone guadagnavano lavorando, e lo Stato si finanziava tassando quel lavoro. La rivoluzione industriale dell’IA lo recide. Man mano che macchine e modelli assumono una quota crescente della produzione, il valore creato smette di rifluire attraverso i salari, la produzione cresce mentre la quota salariale cala, e uno Stato che vive di imposte sui salari e sui redditi vede la propria base erodersi proprio quando il suo popolo ha più bisogno di sostegno.

Le risposte consuete curano il sintomo. Trasferimenti più ampi, finanziati tassando una base salariale che si restringe, sono un ponte verso il nulla; e uno Stato che tenta di dirigere la nuova economia si scontra frontalmente con il problema della conoscenza. L’Assiocrazia cambia invece le due variabili più profonde: ciò che lo Stato misura, il valore nella sua interezza, non il denaro soltanto, e come si finanzia, catturando la rendita non guadagnata anziché tassare il lavoro guadagnato.

Che cosa significa

"La rottura" è un’affermazione precisa e meccanica, non uno stato d’animo. Per tutta la storia, il valore creato è tornato alle persone sotto forma di salari, e gli Stati tassavano quei salari. L’IA recide quel condotto. Si immagini un’impresa logistica che sostituisce duecento autisti con camion autonomi: la produzione cresce, il profitto cresce, e duecento flussi salariali, con le imposte sul lavoro che vi gravano, semplicemente svaniscono. Ora si moltiplichi questo attraverso magazzini, call center, redazione di atti legali, traduzione, radiologia, programmazione. Il valore è ancora prodotto; soltanto non passa più attraverso una busta paga nel suo tragitto verso una famiglia o un erario.

Ecco perché si tratta di una rottura e non di una recessione. Una recessione è una flessione nella stessa macchina; la macchina torna a funzionare sui salari quando si riprende. Qui la macchina stessa cambia: il legame tra produrre valore e guadagnare un reddito è reciso alla radice. Uno Stato costruito per tassare quel legame è come un mulino costruito su un fiume che viene silenziosamente deviato.

Perché l’Assiocrazia ne ha bisogno

L’Assiocrazia si apre con questa sezione perché ogni scelta successiva dipende dal cogliere correttamente la diagnosi. Se si crede che il problema sia una flessione temporanea, si ricorre allo stimolo e a trasferimenti più ampi, finanziati tassando una base che si contrae sotto i piedi. Solo se si coglie il disaccoppiamento strutturale le due mosse radicali che definiscono la dottrina diventano necessarie anziché ideologiche: cambiare ciò che lo Stato misura (il valore nel suo insieme, non i salari) e cambiare come si finanzia (la rendita non guadagnata catturata, non il lavoro tassato). Il § esiste per fissare la diagnosi prima che chiunque proponga una cura.

A confronto con altri approcci

Contro le proposte di solo reddito universale, che avvertono correttamente l’imminente ammanco ma finanziano il rimedio proprio da quella base salariale che si sta erodendo, un ponte la cui estremità opposta si sta dissolvendo. Contro l’accelerazionismo ("lasciamo correre, l’abbondanza sistemerà tutto"), che ignora come un’abbondanza mal distribuita sia la demolizione della società di Polanyi. Contro la decrescita / neoluddismo, che rallenterebbe la tecnologia stessa anziché ridisegnare l’impianto della distribuzione. La forma macroeconomica del problema è quella di Keynes, "più ricca è la comunità, più ampio è il divario tra effettivo e potenziale" (si veda Keynes), qui reso permanente anziché ciclico; il rischio di demolizione è quello di Polanyi (Polanyi). La cura viene ripresa nel dividendo (§14) e nella base fiscale (§19).