Il Sistema  ›  Parte II · Il substrato di valore e la sua misura

§5 · Parte II

La misurazione, la disciplina portante

La misurazione è là dove la dottrina vive o muore, ed è deliberatamente umile. Due cose sono tenute rigorosamente distinte. Gli effetti si misurano: ciò che un bene o un danno designato effettivamente produce è un fatto oggettivo e numerabile una volta che la comunità politica lo ha nominato. I pesi si votano: quanto conti ciascun asse è una scelta democratica, assunta come politica, mai travestita da scienza. La cardinalità risiede nell’effetto misurato; l’aggregazione risiede nel voto.

Ogni lettura è vagliata per confidenza, il sensore emette un valore e una confidenza, e scala la propria correzione secondo la seconda; l’incertezza radicale significa un peso esiguo di prove, non una bassa probabilità, e lo Stato rifiuta di agire su numeri sicuri poggiati sul nulla. Un ampio strato di indicazione (statistiche che informano la scelta privata) sovrasta un piccolo strato di carico (correzioni vagliate dalla designazione democratica e da un effetto misurabile, mai da un prezzo preesistente). E le categorie stesse sono sottoposte a verifica: la rettifica dei nomi tiene ogni definizione, rendita, danno, soglia minima, non guadagnato, ancorata alla verità delle cose, perché un quadro di valore i cui nomi vanno alla deriva finisce in un pubblico che non è più in grado di dire che cosa lo Stato premierà o costringerà.

Che cosa significa

La misurazione è la mossa più accurata della dottrina, e ruota attorno a una separazione. Si prenda un’imposta sul carbonio. La sua entità poggia su fatti misurati, le tonnellate emesse, il danno che arrecano, che sono oggettivi una volta che la comunità politica ha designato il carbonio come un danno. Ma quanto l’asse ecologico pesi rispetto a quello economico non è un fatto; è un valore, ed è votato, mai derivato da una formula. Gli effetti sono misurati; i pesi sono votati. Un secondo esempio, il filtraggio per confidenza: un segnale precoce e incerto merita solo una piccola spinta reversibile, mentre uno robusto merita una correzione ferma; il sensore emette un valore e una confidenza e scala la propria azione in base alla seconda. Un terzo, la rettifica dei nomi: se "edilizia accessibile" è definita in modo abbastanza lasco da includere unità di lusso, ogni politica a valle sbaglia il bersaglio; mantenere onesta la categoria è di per sé un atto di governo.

Perché l’Assiocrazia ne ha bisogno

La misurazione è dove uno Stato che governa secondo il valore o resta onesto o degenera in una tirannia delle metriche, la legge di Goodhart, per cui una misura ottimizzata cessa di misurare. Questo § esiste per limitare il sensore: per impedirgli di simulare una scienza del Bene (esso legge solo gli effetti), per impedirgli di agire sul rumore (il filtro di confidenza), e per tenere le sue stesse categorie ancorate alla realtà. È la disciplina che permette al potere-per-misurazione di sopravvivere.

A confronto con altri approcci

Contro l’ottimizzazione tecnocratica, che pretende di calcolare il benessere e di guidarvi, il bersaglio della critica del calcolo di Mises, qui affrontata anziché elusa (Mises). Contro il puro maggioritarismo, che voterebbe sui fatti oltre che sui valori. Il suo nemico dichiarato è la legge di Goodhart / Campbell. La disciplina della rettifica dei nomi è quella di Confucio, resa un ufficio permanente (Confucio), e affinata dal resoconto di Marx su come le definizioni di valore decadano in apologetica (Marx). Chi effettua la votazione è la domanda successiva, §8.