Il Sistema › Parte IV · L’economia
Il motore del capitale e del credito
Il capitale è mobilitato, mai diretto. Il credito mette al lavoro lo stock morto, non evoca capitale dal nulla, sicché il motore premia il prestito paziente e produttivo sulle pretese speculative su «tutta la ricchezza che potrà mai essere prodotta». La barriera del problema della conoscenza tiene: lo Stato plasma le condizioni al contorno dell’investimento, non sceglie gli investimenti.
La finanza ha la sua propria giuntura guadagnato/non guadagnato, il rendimento d’impresa è guadagnato, la pura rendita di scarsità sul capitale non lo è, ed è disciplinata di conseguenza. Il capitale fittizio e la leva incontrollata sono limitati sul perno sistemico; gli stabilizzatori sono anticiclici e sospendibili, mai meccanicamente restrittivi proprio nel momento in cui la liquidità è più necessaria (l’errore del 1844).
Che cosa significa
Il capitale è mobilitato, non evocato. Una banca presta i risparmi oziosi, stock morto, a un costruttore che li mette al lavoro: il credito sposta all’uso capitale esistente, non lo crea dal nulla. Dentro la finanza corre la stessa cucitura guadagnato/non guadagnato che ovunque altrove: la remunerazione per organizzare un’impresa e portarne il rischio è guadagnata; la pura rendita di scarsità sul capitale, l’interesse come tributo per la mera proprietà, non lo è. E la finanza è dove si nasconde la fragilità: una torre di crediti derivati su «tutta la ricchezza che potrà mai essere prodotta» può superare la produzione reale destinata a onorarla. Perciò la leva è limitata sul perno sistemico, e gli stabilizzatori sono anticiclici e sospendibili, mai meccanicamente stretti in una recessione, l’errore che commise il Bank Act del 1844.
Perché l’Assiocrazia ne ha bisogno
Un’economia ha bisogno che il suo capitale sia mobilitato e il suo credito scorra, ma la finanza è anche dove la rendita non guadagnata si nasconde meglio e dove piccole fragilità si compongono in crisi di sistema. Questo § esiste per tenere il motore in moto pur disciplinando le due cose che la finanza fa male: estrarre rendita di scarsità e costruire una leva fragile.
A confronto con altri approcci
La logica dello stock morto, del credito che mobilita senza creare, è di Smith (Smith). L’eutanasia del rentier, applicata alla finanza, è di Keynes (Keynes). La visione della fragilità endogena riecheggia l’ipotesi di instabilità finanziaria di Minsky: la stabilità genera la leva che la conclude. Si colloca tra la banca libera (nessuna disciplina) e la nazionalizzazione integrale del credito (direzione a cui la dottrina rinuncia). La distribuzione che essa alimenta è §14.