Il Sistema  ›  Parte V · La costituzione e lo Stato

§16 · Parte V

La Carta e la gerarchia delle norme

Al di sopra di ogni atto ordinario dello Stato si erge la Carta, diritto perentorio (jus cogens, norme imperative) che gli esiti stessi del riequilibratore non potranno mai scavalcare. Il suo apice è una regola, non una persona: un termine indiviso di autorità dispersa attraverso il registro del valore, vincolante fino a revoca ma mai immune, con un’unica corte per annullare tutto ciò che la contraddice. Il diritto superiore è deliberatamente più costoso da modificare, il radicamento è il popolo che vincola sé stesso contro la propria futura cattura, e il controllo è costitutivo: una Carta senza una corte che la faccia rispettare è pergamena.

Un solo test svolge il lavoro portante. Un atto coercitivo è conforme alla Carta solo se un tribunale indipendente, conoscendo le regole pubbliche e i fatti del caso ma non la lettura di valore, potesse giungere al medesimo risultato. Là dove la valutazione Æ è la ragione portante della coercizione, l’atto è nullo, il vettore di valore può orientare quali regole generali il legislatore consideri, ma non può mai di per sé fondare una decisione coercitiva. (La trattazione per il lettore è su La Carta; la meccanica costituzionale è qui.)

Che cosa significa

La Carta è l’unica cosa, nell’Assiocrazia, che non si piega mai. Si supponga che il riequilibratore calcoli che imprigionare un gruppo di dissidenti «migliorerebbe» l’asse della stabilità sociale: la Carta annulla quell’atto in modo assoluto; nessuna lettura di valore, per quanto favorevole, può fondare la coercizione. Il suo apice è una regola, non una persona: l’autorità ultima è una carta scritta e un tribunale, dispersi attraverso il registro, anziché un sovrano (un presidente, un partito) di cui ci si debba fidare. È profondamente radicata: modificare la Carta costa assai più che modificare un peso, il popolo che si lega contro la propria cattura futura, come Ulisse legato all’albero. Ed è fatta rispettare dal test di deducibilità: un atto coercitivo è valido solo se un tribunale, conoscendo le regole pubbliche e i fatti ma non la lettura di valore, avrebbe potuto arrivarci. Là dove la lettura di valore è la ragione portante della coercizione, l’atto è nullo.

Perché l’Assiocrazia ne ha bisogno

Uno Stato abbastanza potente da percepire e riequilibrare tutto il valore è abbastanza potente da giustificare quasi qualsiasi cosa «per il bene del vettore», che è la logica interna esatta di ogni tirannia benevola. Questo § esiste per erigere il muro che il sensore non può varcare, e per fare di quel muro una regola anziché un governante di cui fidarsi, così che nessuna lettura e nessuna emergenza possa dissolverlo.

A confronto con altri approcci

È la Grundnorm di Kelsen e la gerarchia delle norme, nonché lo jus cogens (norme imperative) del diritto internazionale, eretti in apice operante. Contro il sovrano assoluto e indiviso di Hobbes, la risposta è l’Apice-Carta, un terminus indiviso che è una regola, non una persona (Hobbes). Contro il «sovrano è colui che decide sull’eccezione» di Schmitt: delimitato, non abbracciato. Poggia sullo Stato di diritto come forma della correzione in Hayek (Hayek), e ricusa la ragion di Stato di Machiavelli (Machiavelli). Il trattamento a misura di lettore figura su La Carta; i diritti che essa protegge sono §17.